Diversi avvistamenti di verdesche lungo la costa tunisina hanno attirato attenzione poco prima della stagione balneare. La segnalazione nell’area di Menzel Temime, nel governatorato di Nabeul, si è diffusa rapidamente sui social. Per gli esperti, il messaggio principale non è allarme, ma contesto.
Secondo La Presse de Tunisie, l’organizzazione di citizen science TunSea ha registrato di recente varie osservazioni di verdesche (Prionace glauca) vicino ad alcuni tratti di costa. TunSea ha sottolineato che la specie vive normalmente in mare aperto e che la vicinanza alla costa non implica automaticamente un rischio maggiore per i bagnanti.
Kapitalis ha ripreso anche la valutazione del WWF Nord Africa sull’avvistamento di Menzel Temime. La verdesca è uno squalo pelagico di acque aperte, presente anche nel Mediterraneo, e non considera l’essere umano una preda. Si nutre soprattutto di piccoli pesci e calamari.
Perché possono avvicinarsi alla costa
Le verdesche sono grandi migratrici. Seguono cibo, correnti e fronti termici, non mappe politiche o zone di balneazione. Se talvolta si avvicinano alla riva, può dipendere da banchi di pesci, correnti locali, acque più fresche o movimenti stagionali.
Questo non significa banalizzare ogni avvistamento, ma nemmeno cedere al panico. Un animale selvatico in acqua merita distanza e rispetto. La semplice presenza di una verdesca non rende una spiaggia pericolosa e non significa che lo squalo cerchi persone.
Questa differenza va comunicata bene nelle località costiere. Un avvistamento è un’informazione, non una sentenza. Contano la posizione dell’animale, il suo comportamento, eventuali segni di ferita o disorientamento e il monitoraggio delle autorità.
Uno squalo che di solito si allontana
La verdesca si riconosce dal corpo slanciato, dalle lunghe pinne pettorali e dal dorso di un blu intenso. In mare aperto può apparire elegante e curiosa, ma non è una specie tipicamente conflittuale per l’uomo. Il WWF Nord Africa la descrive come prudente; in presenza umana tende spesso ad allontanarsi.
Per i subacquei, proprio questo rende l’incontro speciale: è l’incontro con un cacciatore oceanico, non con un predatore di spiaggia. Gli incontri responsabili avvengono di norma al largo, in modo controllato e lontano dalle normali aree di balneazione.
Nelle zone balneari la regola resta semplice: mantenere la calma, aumentare la distanza e uscire dall’acqua senza movimenti bruschi se la situazione non è chiara. Inseguire l’animale per foto o video è la reazione sbagliata.
Cosa fare in caso di avvistamento
TunSea e WWF Nord Africa indicano lo stesso approccio pratico: non avvicinarsi, non toccare, non inseguire e non circondare lo squalo. Chi lo osserva da una barca, dalla spiaggia o facendo snorkeling dovrebbe tenersi a distanza e informare le autorità competenti, le organizzazioni ambientali o la guardia costiera.
Se una verdesca appare disorientata, ferita o spiaggiata, il caso va affidato a specialisti. Non è una questione di coraggio o di video, ma di sicurezza per le persone e di aiuto corretto a un animale indebolito.
Per autorità e località turistiche, gli avvistamenti andrebbero documentati, localizzati e comunicati con calma. Un avviso breve e chiaro è meglio di una parola drammatica. Le persone reagiscono meglio quando sanno cosa fare.
È anche una storia di tutela
Il WWF Nord Africa ricorda che la presenza di grandi predatori può indicare anche ecosistemi marini funzionanti. Gli squali influenzano le reti alimentari, modificano il comportamento dei pesci preda e fanno parte della biodiversità mediterranea.
Allo stesso tempo, la verdesca è sotto pressione. A livello globale è considerata quasi minacciata; nel Mediterraneo la situazione è più seria. Le catture accidentali nei palangari e in altre pesche pelagiche colpiscono regolarmente specie migratrici come questa.
Gli avvistamenti tunisini non sono quindi solo una curiosità estiva. Non sono un allarme balneare, ma ricordano che spiagge, zone di pesca e habitat del largo sono collegati.
Educazione invece di paura
Per la Tunisia e per altre regioni mediterranee, il compito è spiegare rapidamente e con rispetto gli avvistamenti di squali. Dire “niente panico” non basta. Le persone hanno bisogno di indicazioni concrete: perché lo squalo può trovarsi lì, come mantenere la distanza e chi avvisare.
Per i subacquei, la storia è un buon promemoria sull’importanza della gestione degli avvistamenti. Una verdesca vicino alla costa non è automaticamente un problema. Un comportamento male informato può però diventarlo per bagnanti, soccorritori e per lo squalo stesso.
La risposta migliore è educazione al mare, non paura. Chi capisce che la costa fa parte di un habitat più ampio reagisce con più calma, e questa calma protegge sia le persone in acqua sia la fauna selvatica che vi vive.


