Verdesca - Prionace glauca

Struttura corporea, caratteristiche e anatomia
Lo squalo blu (scientificamente Prionace glauca) è una delle specie di squali più conosciute ed eleganti degli oceani mondiali. Con il suo corpo idrodinamico e la caratteristica colorazione bluastra, non è solo visivamente impressionante, ma anche un affascinante esempio di perfetto adattamento alla vita in alto mare.
Caratteristiche generali dello squalo blu
Aspetto e colorazione
Lo squalo blu deve il suo nome alla sua intensa colorazione metallica scintillante: la parte superiore è di un blu brillante fino all’azzurro acciaio, mentre la parte inferiore è grigio chiaro fino quasi al bianco. Questo gioco di colori serve come mimetismo in oceano aperto – visto dall’alto si confonde con le profondità più scure, mentre dal basso si mimetizza con la luce chiara della superficie dell’acqua.
Struttura corporea
Gli squali blu sono allungati ed estremamente snelli, il che conferisce loro grande agilità e velocità nell’acqua. Raggiungono in media una lunghezza di 2-3 metri, con le femmine che tendono a essere più grandi dei maschi. La forma del corpo è perfettamente adattata alla vita pelagica – cioè alla vita in mare aperto, lontano dal fondale marino.
Particolarità anatomiche
Testa e muso
La testa dello squalo blu è allungata e appuntita, con grandi occhi rotondi, perfettamente adattati alle condizioni di luce nelle acque più profonde. Il muso è relativamente lungo, il che gli è utile nella caccia a prede veloci come calamari, sgombri o sardine.
Denti
Tipico dello squalo blu è il modello dentale con denti affilati e triangolari, leggermente ricurvi all’indietro. Questa forma consente di afferrare e trattenere efficacemente la preda. I denti sono disposti in più file e vengono rapidamente sostituiti in caso di perdita – una caratteristica tipica di tutti gli squali.
La cartella selezionata non ha elementi.
Pinne
Lo squalo blu possiede:
- Una lunga pinna pettorale falciforme e marcata
- Una prima pinna dorsale relativamente piccola, situata più indietro rispetto a molte altre specie di squali
- Una seconda pinna dorsale più piccola vicino alla coda
- Una pinna caudale asimmetrica (eterocerca), in cui il lobo superiore è notevolmente più lungo – una caratteristica tipica dei nuotatori veloci
Differenze tra maschi e femmine
Dimensioni e peso
Una differenza evidente tra i sessi è la dimensione corporea: le femmine di squalo blu sono in media più grandi e pesanti dei maschi. Mentre i maschi raramente superano i 2,5 metri, le femmine raggiungono spesso lunghezze superiori ai 3 metri.
Struttura della pelle
Le femmine hanno una pelle più spessa rispetto ai maschi – una caratteristica evolutiva che le protegge dalle ferite durante l’accoppiamento. I maschi di squalo blu mordono i fianchi delle femmine durante l’accoppiamento, il che può causare ferite profonde. La pelle più spessa funge quindi da meccanismo di protezione naturale.
Organi sessuali
Un’altra caratteristica distintiva sono i cosiddetti pterigopodi – organi copulatori appaiati che si trovano nei maschi all’interno delle pinne pelviche. Le femmine non possiedono queste strutture. Questa differenza consente una chiara determinazione del sesso durante l’avvistamento o la cattura. Le femmine possiedono uteri appaiati; i maschi dispongono di pterigopodi per la fecondazione interna.
Adattamento all’habitat
Gli squali blu sono cacciatori altamente specializzati, che si distinguono per una serie di adattamenti anatomici. Il loro corpo snello riduce la resistenza dell’acqua, la loro muscolatura ben sviluppata permette scatti veloci e i loro sensi – in particolare l’olfatto e la linea laterale – consentono di individuare le prede a grandi distanze.
Distribuzione e habitat
Lo squalo blu (Prionace glauca) è uno squalo pelagico di grandi dimensioni con distribuzione circumglobale nelle regioni marine temperate e tropicali. Si trova da circa 70° di latitudine nord a 55° di latitudine sud e abita tutti i grandi oceani. Aree di presenza note includono il Nord e il SudAtlantico (Terranova fino a Argentina; Norvegia fino a Sudafrica, incluso il Mediterraneo), nonché nell’Indo-Pacifico (Africa orientale fino a Giappone e Australia; nel Pacifico fino a Cile). Lo squalo blu evita le regioni polari.
Distribuzione mondiale

Abitante delle acque temperate e tropicali
Lo squalo blu è presente in quasi tutti gli oceani del mondo. Predilige le acque temperate e tropicali ed evita solo le zone polari. È particolarmente comune nell’Atlantico, nel Pacifico e nell’Oceano Indiano. Anche nel Mediterraneo è un ospite regolare, anche se ormai più raro.
Presenza nell’Atlantico
Nell’Oceano Atlantico, il suo areale di distribuzione si estende dalla Norvegia al Sudafrica e dal Canada all’Argentina. Soprattutto il Nord Atlantico riveste un ruolo importante, poiché lo squalo blu è qui oggetto di interesse sia per studi scientifici che per la pesca.
Oceano Pacifico e Indiano
Nel Pacifico, lo squalo blu viene avvistato regolarmente al largo delle coste del Giappone, dell’Australia, della California e del Cile. Anche nell’Oceano Indiano il suo habitat si estende su vaste aree, ad esempio al largo della costa orientale dell’Africa e intorno alle isole dell’Oceano Indiano.
Habitat dello squalo blu
Abitante dell’alto mare con ampio raggio d’azione
Lo squalo blu predilige il mare aperto, la cosiddetta zona pelagica. Si muove generalmente a profondità comprese tra 100 e 350 metri, ma occasionalmente può scendere fino a 1000 metri. È considerato uno degli squali di alto mare più attivi e percorre lunghe distanze, talvolta migliaia di chilometri.
Temperatura e ambiente
Predilige temperature dell’acqua comprese tra 12 e 25 gradi Celsius. In queste condizioni, lo squalo blu trova le condizioni ideali per la ricerca di cibo e la riproduzione. Le regioni fredde vengono invece evitate, il che spiega la sua assenza nelle acque artiche.
Comportamento migratorio
Lo squalo blu è un migratore per eccellenza. Ogni anno compie migrazioni stagionali, ad esempio per raggiungere acque più fresche o più calde o per raggiungere le aree di riproduzione. Questa mobilità lo rende particolarmente vulnerabile alle politiche internazionali della pesca e ai cambiamenti ambientali.
Importanza ecologica e stato di conservazione
In quanto predatore all’apice della catena alimentare, lo squalo blu svolge un ruolo importante nell’ecosistema marino. Mantiene in equilibrio le popolazioni di pesci più piccoli e cefalopodi. Tuttavia, è minacciato dalla pesca eccessiva e dalle catture accessorie, il che in alcune regioni ha già portato a drastici cali delle popolazioni.
Alimentazione e predatori
La verdesca è un predatore attivo con un’alimentazione diversificata che può variare a seconda della località. In generale, la sua dieta principale consiste in piccoli pesci ossei come aringhe, sardine e sgombri, nonché in molluschi come calamari, seppie e polpi pelagici.
Prede del verdesca
Studi dimostrano che le verdesche preferiscono prede diverse in varie regioni. Ad esempio, nelle acque al largo del Brasile, è stato osservato che nel sud le verdesche si nutrono, tra l’altro, di balenottere, pesci ossei come Ruvettus pretiosus e Arioma bondi, nonché di vari molluschi come Histioteuthis spp., Cranchiidae e Ocythoe tuberculata. Nella parte nordorientale del Brasile, la loro dieta include pesci ossei come Alepisaurus ferox e Gempylus serpens, nonché molluschi come Histioteuthis spp. e Tremoctopus violaceus. Inoltre, sono stati trovati uccelli, tra cui Puffinus gravis, negli stomaci delle verdesche provenienti da entrambe le regioni.

Le verdesche sono anche note per nutrirsi di prede più grandi, inclusi altri squali e carogne di mammiferi come carne e grasso di balene e delfini. In alcuni casi, sono state osservate mentre mangiavano uccelli marini e persino merluzzi dalle reti a strascico. Si nutrono tutto il giorno, con maggiore attività durante la notte.
Le verdesche spesso collaborano per radunare i banchi di pesci, il che rende loro più facile catturare le prede. I loro denti triangolari e l’alta velocità di nuoto sono ideali per catturare prede sfuggenti come calamari e pesci. Questa strategia di caccia cooperativa sottolinea la loro intelligenza sociale e adattabilità.
| Regione | Prede principali | Prede aggiuntive |
|---|---|---|
| Brasile meridionale | Balenottere, Ruvettus pretiosus, Arioma bondi, Histioteuthis spp., Cranchiidae, Ocythoe tuberculata | Uccelli marini (Puffinus gravis), crostacei |
| Brasile nordorientale | Alepisaurus ferox, Gempylus serpens, Histioteuthis spp., Tremoctopus violaceus | Uccelli marini (Puffinus gravis) |
Predatori e minacce
Nonostante il loro ruolo di superpredatori in molti ecosistemi, le verdesche hanno anch’esse predatori naturali. Squali più grandi come lo squalo bianco (Carcharodon carcharias), lo squalo tigre (Galeocerdo cuvier) e il mako pinna corta (Isurus oxyrinchus) cacciano giovani e verdesche più piccole.
Anche le orche (Orcinus orca) sono note per cacciare le verdesche. Inoltre, alcuni mammiferi marini come i leoni marini della California (Zalophus californianus), gli elefanti marini del nord (Mirounga angustirostris) e gli otaridi del Capo (Arctocephalus pusillus) sono stati osservati mentre si nutrivano di verdesche.
Le verdesche possono ospitare vari parassiti, tra cui cestodi come Pelichnibothrium speciosum, che assumono nutrendosi di ospiti intermedi come il pesce luna (Lampris guttatus) e il pesce lancetta (Alepisaurus ferox). Le ricerche suggeriscono che i predatori attaccano spesso le verdesche da dietro, mirando alla pinna caudale, il che rende loro difficile la fuga.
| Predatore | Descrizione |
|---|---|
| Squalo bianco (Carcharodon carcharias) | Squalo più grande che caccia verdesche più piccole |
| Squalo tigre (Galeocerdo cuvier) | Predatore opportunista che attacca giovani verdesche |
| Mako pinna corta (Isurus oxyrinchus) | Squalo veloce che caccia verdesche |
| Orca (Orcinus orca) | Nota per gli attacchi alle verdesche |
| Mammiferi marini | Leoni marini della California, elefanti marini del nord, otarie del Capo |
| Parassiti | Cestodi come Pelichnibothrium speciosum |
Riproduzione
Come molti carcarinidi, la verdesca partorisce piccoli vivi (vivipari) e nutre gli embrioni nel grembo materno attraverso una placenta a sacco vitellino. Il tasso riproduttivo di questo grande squalo pelagico è relativamente alto: in singole cucciolate spesso nascono diverse decine di piccoli. La riproduzione avviene in modo ciclico; dopo aver raggiunto la maturità sessuale (i maschi intorno ai 4-5 anni, le femmine intorno ai 5-7 anni), una femmina può partorire generalmente ogni anno o, in alcuni casi, solo ogni due anni.
Comportamento di accoppiamento
L’accoppiamento della verdesca è caratterizzato da un forte abbraccio. I maschi inseriscono il loro pterigopodio (clasper) nella femmina e spesso la trattengono con i denti sul corpo. Durante questo processo, il maschio morde tipicamente le pinne dorsali o pettorali della femmina per ottenere una presa. Di conseguenza, le femmine adulte presentano in queste zone una pelle notevolmente più spessa rispetto ai maschi – un meccanismo di protezione contro le ferite causate dai morsi durante precedenti accoppiamenti. L’accoppiamento stesso è stato osservato direttamente solo raramente, ma le spesse zone cutanee cicatriziali nelle femmine e i piccoli nati vivi confermano il processo di accoppiamento descritto.
Periodo di gestazione e durata della gravidanza
Dopo la fecondazione, gli embrioni si sviluppano nel grembo materno per circa nove-dodici mesi. Il periodo di gestazione si colloca quindi intorno all’anno, facendo sì che la nascita avvenga tipicamente in primavera o in estate. Durante questo periodo, i piccoli squali si nutrono attraverso una placenta a sacco vitellino che fornisce loro i nutrienti. Dopo circa un anno di gestazione, la femmina partorisce i piccoli completamente sviluppati.
Dimensione della cucciolata e giovani
La dimensione della cucciolata della verdesca è molto variabile. Normalmente, una cucciolata comprende diverse decine di piccoli: una femmina di verdesca partorisce in media circa 15-30 piccoli, ma in casi estremi sono stati documentati oltre cento discendenti in una sola cucciolata. Le femmine più piccole partoriscono di conseguenza meno piccoli, mentre quelle più grandi ed esperte possono portare un numero significativamente maggiore di embrioni. Alla nascita, i piccoli sono già relativamente grandi: misurano circa 35-50 centimetri e assomigliano già in miniatura agli squali adulti. In questo modo, sono fin dall’inizio in gran parte indipendenti e possono immediatamente cacciare e reagire.
Luoghi di nascita e nursery
Le verdesche non partoriscono i loro piccoli in acque costiere poco profonde, ma in alto mare. Le loro cosiddette nursery (aree di nascita e allevamento) si trovano spesso in zone di transizione oceaniche ricche di cibo. Studi dimostrano che i giovani verdesche trascorrono i loro primi anni di vita in vaste aree marine, lontano dalle coste. Ad esempio, è stata identificata una grande “nursery” nell’Atlantico settentrionale vicino alle Azzorre, dove i giovani squali rimangono per circa due anni. In queste nursery offshore, i piccoli possono svilupparsi inizialmente indisturbati. Infatti, sia le femmine che i maschi di verdesca ritornano regolarmente in tali aree per accoppiarsi e partorire. Anche le acque al largo dell’Europa occidentale e del Nordafrica sono considerate importanti regioni di nascita per le verdesche. Nelle acque tedesche, invece, le nascite non vengono generalmente osservate, poiché gli animali si trovano qui solitamente solo di passaggio.
Interazione con gli esseri umani
Incontri del verdesca con l’uomo
In condizioni normali, gli incontri tra esseri umani e verdesca avvengono solitamente in alto mare. Le verdesche vivono prevalentemente in acque pelagiche e raramente si trovano in habitat costieri. Quando subacquei, snorkelisti o pescatori incontrano una verdesca, l’incontro di solito si svolge senza incidenti: lo squalo è considerato curioso e poco aggressivo e si avvicina generalmente con lentezza per interesse. In genere, una verdesca riconosce rapidamente che gli esseri umani non sono prede tipiche, quindi gli incidenti raramente degenerano.
Durante immersioni e snorkeling
Durante le immersioni in mare aperto – ad esempio alle Azzorre – le verdesche possono circondare i gruppi di subacquei. Dopo un’iniziale ritrosia, gli animali spesso si avvicinano con cautela e ispezionano i subacquei con i loro fini organi sensoriali. Durante una tipica immersione, si possono osservare da cinque a quindici verdesche che si muovono lentamente tra i subacquei e la barca. Anche i pescatori subacquei possono incontrare verdesche: nelle zone di pesca in apnea, i pesci preda – o il pescato trasportato durante l’immersione – possono attirare gli squali. In generale, l’interazione uomo-squalo in questi casi si svolge in modo tranquillo, poiché le verdesche raramente percepiscono gli esseri umani come prede. Rimane un minimo rischio residuo che uno squalo, per curiosità, tiri o test un pescato trasportato.
Durante la pesca sportiva e d’altura
Anche durante la pesca d’altura si incontrano occasionalmente verdesche. Per i pescatori sportivi e ricreativi, la verdesca è un ambito pesce da combattimento, poiché tira energicamente la lenza o il palangaro. Nella pesca commerciale, invece, le verdesche sono spesso considerate un fastidioso bycatch: strappano le prede dagli ami o si impigliano essi stessi nelle reti e nei palangari. In entrambi i casi, gli squali si avvicinano soprattutto dove esche o pesci catturati galleggiano in acqua. A livello mondiale, le catture annuali di verdesche ammontano a circa 20 milioni di individui – principalmente come bycatch non intenzionale nelle attività di pesca con palangari e reti a strascico.
Attacchi di verdesca agli esseri umani
Nonostante le dimensioni impressionanti della verdesca, il rischio di un attacco agli esseri umani è estremamente basso. Secondo i dati dell’International Shark Attack File (ISAF), sono stati documentati in tutto il mondo solo 13 morsi non provocati di verdesca, alcuni dei quali si sono verificati in seguito a incidenti aerei o navali. Situazioni a rischio si sono verificate soprattutto per i naufraghi e i subacquei in mare aperto. Vicino alla costa, le verdesche sono rare, quindi gli attacchi a bagnanti o subacquei costieri sono praticamente sconosciuti e dal punto di vista ecologico sono spesso rappresentati in modo esagerato. Nel complesso, il pericolo durante le immersioni o il nuoto è minimo; le verdesche possono al massimo mordere per curiosità un oggetto o una preda non commestibile, il che per l’uomo di solito non comporta lesioni gravi.
Importanza della verdesca per la pesca
Quantità di catture e bycatch
La verdesca è lo squalo più pescato al mondo. Ogni anno vengono catturate circa 20 milioni di verdesche. Dagli anni ’90, le quantità globali di cattura sono aumentate rapidamente, raggiungendo nel 2013 un picco di circa 137.973 tonnellate. Da allora, la quantità di catture è nuovamente diminuita in modo significativo, il che viene interpretato come un segnale di una riduzione della presenza della specie. Soprattutto nell’Atlantico, le verdesche rappresentano l’85-90% di tutte le catture commerciali di squali. Questi enormi numeri di cattura sono dovuti principalmente alla pesca d’altura: le verdesche si impigliano come bycatch in palangari e reti, mordicchiando le esche o attaccando i pesci catturati. Si stima che ogni anno muoiano in questo modo tra i 10 e i 20 milioni di verdesche negli attrezzi da pesca.

Utilizzo e commercializzazione
La carne della verdesca ha un sapore molto particolare a causa dell’alto contenuto di acido urico e viene commercializzata direttamente solo in alcune regioni – come parti del Sud-est asiatico e del Giappone – come alimento. Al contrario, le pinne di squalo sono molto richieste: vengono vendute sul mercato mondiale soprattutto per la preparazione della zuppa di pinne di squalo. Anche la pelle della verdesca viene utilizzata, ad esempio come cuoio. In molti paesi, prodotti derivati dalla lavorazione completa della verdesca arrivano sul mercato, e nell’UE, con i suoi divieti di finning, possono essere commercializzati solo squali le cui pinne non sono state tagliate. Tuttavia, per molto tempo sono stati soprattutto i mercati asiatici a beneficiare dell’elevata pesca di verdesche. A causa del continuo prelievo elevato, oggi la verdesca è classificata nella Lista Rossa come quasi minacciata.
Minaccia e stato di conservazione
La verdesca è uno degli squali più diffusi negli oceani di tutto il mondo, ma la sua popolazione è sempre più minacciata. Nonostante la sua ampia distribuzione, la pressione intensa della pesca, il bycatch e la domanda di pinne di squalo mettono a dura prova questo predatore pelagico.
Principali cause di minaccia
La minaccia per la verdesca deriva principalmente dallo sfruttamento umano. La specie viene pescata in grandi quantità sia intenzionalmente sia come bycatch nelle attività di pesca con palangari e reti a strascico. Particolarmente problematico è il cosiddetto finning, in cui le pinne vengono tagliate agli squali prima che il resto del corpo venga rigettato in mare. Poiché le verdesche sono relativamente comuni in molte regioni oceaniche, sono tra le specie di squali più sfruttate. L’elevato tasso di cattura persiste anche perché la loro carne, le pinne e la pelle hanno un valore commerciale.

Andamento delle popolazioni
Sebbene i dati globali esatti sulla popolazione siano difficili da ottenere, gli studi scientifici indicano un declino a lungo termine delle popolazioni di verdesca. In particolare nell’Atlantico e nel Mediterraneo si osserva una significativa diminuzione. In alcune regioni si sospetta un calo fino al 70 percento in pochi decenni. Le cause principali sono il basso tasso di riproduzione e l’elevata cattura da parte della pesca. I giovani impiegano diversi anni per raggiungere la maturità sessuale, il che rallenta notevolmente il ripristino delle popolazioni.
Misure di protezione a livello internazionale
Alcuni accordi e iniziative internazionali stanno cercando di proteggere meglio la verdesca. La specie è stata inclusa nella Convenzione sulle specie migratorie (CMS) ed è soggetta a restrizioni di pesca in diverse zone di pesca. Anche l’UE ha adottato misure, tra cui quote di cattura e il divieto di finning. Tuttavia, le normative esistenti sono spesso insufficienti o non vengono applicate efficacemente. Molte verdesche continuano a morire come bycatch indesiderato o finiscono sul mercato attraverso canali non ufficiali. L’elevato valore economico delle pinne rende difficile l’attuazione coerente delle misure di protezione.
Valutazione IUCN e stato di conservazione attuale
L’Unione Internazionale per la Conservazione della Natura (IUCN) classifica la verdesca nella sua Lista Rossa come “quasi minacciata” (Near Threatened). Questa classificazione significa che la specie non è ancora immediatamente a rischio di estinzione, ma potrebbe entrare in una categoria di maggiore pericolo in un prossimo futuro se la tendenza attuale dovesse continuare. La verdesca soddisfa già diversi criteri che indicano uno stato di conservazione sfavorevole. La classificazione IUCN si basa su ampie raccolte di dati riguardanti le quantità di cattura, il tasso di riproduzione, l’area di distribuzione e la struttura della popolazione.
Scheda informativa
- Prima descrizione:
- Dimensione massima:
- Profondità:
- Età massima:
- Peso massimo:
- Tipo di acqua:
- Stato IUCN:
Sistematica
- Regno:
- Phylum:
- Subphylum:
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- Parvphylum:
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- Superordine:
- Ordine:
- Famiglia:
- Genere:
Centri immersioni
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