Immersioni con gli Squali

Lo squalo elefante nella Twilight Zone: perché proteggere gli squali significa anche proteggere il mare profondo

Un nuovo studio della WHOI mostra che gli squali elefante minacciati non digiunano semplicemente durante le lunghe migrazioni invernali. Si immergono nella Twilight Zone mesopelagica e probabilmente vi cercano cibo.

Sharky5. Giugno 2026
Squalo elefante Cetorhinus maximus

Un nuovo studio della Woods Hole Oceanographic Institution mostra che gli squali elefante apparentemente non vivono solo delle riserve energetiche durante le loro lunghe migrazioni invernali. Gli animali si immergono regolarmente nella “Twilight Zone” mesopelagica e probabilmente vi cercano cibo.

I ricercatori hanno analizzato oltre 8.000 giorni di tracciamento di 37 squali elefante marcati vicino a Cape Cod tra il 2004 e il 2011. In superficie questi squali sono spesso percepiti come pacifici filtratori. Durante le migrazioni invernali, però, i dati hanno mostrato un comportamento molto diverso: lontano dalla piattaforma poco profonda e verso un uso più oceanico e profondo dell’habitat.

Da filtratore di superficie a migratore delle profondità

Colpisce soprattutto l’uso della zona mesopelagica, tra circa 200 e 1.000 metri di profondità. La WHOI riferisce che gli squali si sono immersi vicino al limite inferiore di questa Twilight Zone, in alcuni casi fino a 1.000 metri o oltre. Immersioni simili sono fisiologicamente impegnative: laggiù fa freddo, è buio e l’ossigeno è scarso.

I dati suggeriscono che in questa fase gli squali elefante non attraversano semplicemente la profondità, ma utilizzano attivamente aree di alimentazione. È particolarmente interessante la sovrapposizione con i cosiddetti Deep Scattering Layers. Sono strati densi di piccoli pesci, crostacei, calamari e zooplancton che diventano visibili acusticamente e formano un’enorme rete alimentare difficile da raggiungere.

Perché questa scoperta è importante

Gli squali elefante sono i secondi pesci più grandi del mondo e il loro lento filtrare a bocca aperta li fa sembrare quasi innocui. Proprio per questo è facile fraintenderli come animali di superficie. Il nuovo studio mostra che il loro habitat è tridimensionale. Chi vuole proteggerli deve considerare non solo coste, zone di avvistamento e habitat superficiali, ma anche le zone profonde invisibili che usano durante le migrazioni.

Questo è rilevante anche perché la zona mesopelagica diventa sempre più interessante dal punto di vista economico. Se in futuro piccoli pesci, calamari o altri organismi della Twilight Zone saranno pescati su scala industriale, ciò potrebbe modificare reti alimentari che sostengono anche grandi animali marini migratori.

Uno squalo che si mostra solo in parte

Per sub e osservatori della natura, gli squali elefante sono noti soprattutto dagli incontri in superficie: grandi pinne dorsali, bocche aperte e un avanzare tranquillo nel plancton. Il nuovo lavoro collega questo lato visibile a un mondo profondo quasi impossibile da osservare. Un animale che in superficie sembra facile da capire è, durante le migrazioni, legato a spazi alimentari molto più complessi.

La WHOI sottolinea inoltre che sulla riproduzione della specie si sa ancora sorprendentemente poco. Dove gli squali elefante si accoppino o partoriscano resta poco chiaro. Le lunghe migrazioni verso aree offshore e profonde potrebbero essere collegate anche a queste fasi di vita ancora invisibili.

La protezione degli squali deve pensare in tre dimensioni

Il messaggio più importante dello studio è quindi più ampio di un singolo profilo di immersione. Aree protette, regole di pesca e pianificazione marina non devono essere pensate solo come forme piatte sulle mappe. Per specie migratrici come lo squalo elefante contano anche profondità, stagione, distribuzione delle prede e aree offshore lontane.

Per Haitauchen, la storia è forte perché collega un filtratore pacifico e conosciuto a una rete alimentare invisibile del mare profondo. Gli squali elefante non sono soltanto ambasciatori di incontri delicati in superficie. Mostrano anche perché una vera protezione degli squali resta incompleta senza protezione del mare profondo.

Specie menzionate

Riesenhai Cetorhinus maximus

Squalo pellegrino

Fonti

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