Immersioni con gli Squali

Squali all’amo: Le ombre del Catch and Release

Molti credono che gli squali sopravvivano indenni alla pesca sportiva. Ma gli studi dimostrano: stress, ferite e spesso la morte sono le conseguenze.

Ronny K1. Settembre 2025
Squalo sulla spiaggia con amo in bocca dopo catch and release

Il Catch and Release nella pesca agli squali è considerato rispettoso degli animali, ma gli studi dimostrano: la pratica causa stress, ferite e un’alta mortalità.

Catch and Release negli squali – una considerazione critica

Catch and Release, la cattura e il successivo rilascio, è vista da molti pescatori sportivi come un metodo delicato per rimettere in libertà gli squali. L’assunto: lo squalo nuota via illeso. Tuttavia, studi scientifici dimostrano che spesso non è così.

Cosa significa “Catch and Release” negli squali?

Nel Catch and Release gli squali vengono catturati con ami da pesca, portati a bordo o a riva e successivamente rilasciati vivi. Questa pratica è diffusa soprattutto negli USA e in Australia, mentre in Germania è vietata dalla legge sulla protezione degli animali. Solo sulla costa orientale degli USA, in un decennio, oltre 66 milioni di squali sono stati catturati da pescatori sportivi, la maggior parte dei quali rilasciati.

Impatti fisici e psicologici sugli squali

Per lo squalo, la cattura significa uno stress enorme: la lotta lo esaurisce, si verifica mancanza di ossigeno, acidosi lattica e stati di shock. Le ferite causate dagli ami sono frequenti; alcuni squali portano ami in bocca o nello stomaco per mesi. Gli studi dimostrano che il tasso di mortalità dopo il rilascio varia notevolmente a seconda della specie. Specie sensibili come gli squali martello o gli squali pinna nera del reef spesso muoiono in oltre il 50% dei casi, mentre specie più robuste come gli squali tigre presentano tassi di sopravvivenza decisamente più alti.

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Ulteriori informazioni

Conseguenze ecologiche e cascate trofiche

Gli squali sono predatori apicali e regolano l’ecosistema marino. Se una percentuale significativa muore dopo il Catch and Release, ciò agisce come una pressione di pesca nascosta. Soprattutto per le specie minacciate, anche una bassa mortalità aggiuntiva può impedire il recupero della popolazione. Inoltre, le perdite locali di stock possono innescare reazioni a catena nell’ecosistema, un esempio sono i cambiamenti nella rete trofica del Sudafrica dopo il declino degli squali bianchi.

Voci critiche dalla conservazione della natura e dalla scienza

La Società Tedesca per la Protezione degli Animali definisce chiaramente il Catch and Release come crudeltà verso gli animali. Anche i biologi marini come Neil Hammerschlag (Università di Miami) avvertono che molti squali non sopravvivono al rilascio. Organizzazioni come lo Shark Trust chiedono regole severe e codici di condotta per i pescatori. I critici sottolineano: il semplice divertimento ricreativo non giustifica lo stress e la mortalità degli animali.

Alternative e raccomandazioni

  • Rinunciare alla pesca agli squali come hobby – gli incontri durante le immersioni o lo snorkeling sono più rispettosi degli animali.
  • Metodi di pesca delicati (ami circolari, senza ardiglione, pesca con fiocina, lasciare lo squalo in acqua).
  • Mantenere il più breve possibile il tempo di lotta e la manipolazione.
  • Utilizzare ausili di rianimazione in acqua fino a quando lo squalo non nuota attivamente di nuovo.
  • Coinvolgere i pescatori in progetti scientifici invece della caccia al trofeo.

Conclusione

Il Catch and Release negli squali non è affatto innocuo come spesso viene presentato. La pratica causa enorme stress, ferite e non di rado la morte degli animali. Dal punto di vista ecologico ed etico, rimane altamente problematica. Per subacquei e appassionati di squali, c’è un’alternativa: vivere il fascino degli squali con rispetto osservandoli nel loro habitat naturale, senza ami.

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