Barche che normalmente escono per pescare squali portano visitatori in mare: sull’isola indonesiana di Lombok, Project Hiu unisce turismo e redditi alternativi per i pescatori. Condé Nast Traveler ha presentato il progetto il 22 settembre nella selezione “Bright Ideas in Travel 2026”, indicando circa 80 pescatori coinvolti e 15 imbarcazioni.
Collaborare con i pescatori
Il progetto nasce dall’iniziativa della regista australiana Madison Stewart. Sul sito del progetto racconta come la documentazione del commercio di squali si sia trasformata in una collaborazione con la popolazione locale. Il suo approccio tiene conto del fatto che la pesca sostiene le famiglie. Un’alternativa deve quindi essere anche economicamente sostenibile.
Project Hiu noleggia barche e impiega equipaggi locali per escursioni turistiche. I pescatori mettono a disposizione la propria esperienza in mare. Il nome riflette lo scopo dell’iniziativa: “hiu” significa squalo in indonesiano.
I contratti sostituiscono temporaneamente la pesca
Il progetto spiega come viene organizzato questo passaggio in un articolo sul proprio modello contrattuale. Capitani e barche vengono impiegati nel turismo per un mese alla volta. In quel periodo si impegnano a non pescare. Gli incarichi dipendono, tra l’altro, dalla disponibilità di ospiti e da altre opportunità di lavoro.
Prima di firmare i contratti, il gruppo afferma di discutere la situazione economica con capitani e rappresentanti dei villaggi. Si considerano i redditi della pesca, i costi del carburante e delle barche e il sostentamento delle famiglie. Il progetto finanzia anche l’adattamento di alcune imbarcazioni al turismo.
La chiave è un reddito affidabile
Il modello non comporta quindi automaticamente un abbandono definitivo della pesca da parte di tutti i partecipanti. Crea periodi retribuiti durante i quali le barche sotto contratto non vengono utilizzate per pescare. La possibilità di trasformarsi in un’alternativa duratura dipende anche dalla regolarità di questo lavoro.
I numeri citati dalla rivista descrivono la partecipazione al progetto. Da soli non dimostrano né un numero preciso di squali salvati né una ripresa delle popolazioni. L’approccio concreto resta comunque comprensibile: generare reddito dove finora la pesca ha garantito il sostentamento.

