Squalo pellegrino - Cetorhinus maximus

Struttura corporea, Caratteristiche & Anatomia
Struttura corporea generale
Lo squalo elefante Cetorhinus maximus è, dopo il squalo balena, il secondo pesce più grande della Terra. Gli esemplari adulti raggiungono generalmente una lunghezza di 6–8 metri, in alcuni casi oltre 10 metri. Il peso corporeo può superare le 4 tonnellate.
Il corpo è allungato e a forma di siluro. Il muso è conico e relativamente corto. Notevoli sono le fessure branchiali molto grandi, che si estendono quasi completamente intorno alla testa. A bocca chiusa si presentano come profonde solcature laterali dietro la testa.
La prima pinna dorsale è grande e triangolare. È situata molto avanti sul dorso. La seconda pinna dorsale è nettamente più piccola. La pinna caudale è a forma di mezzaluna con lobo superiore molto sviluppato. Questa conformazione favorisce un movimento di nuoto uniforme ed energeticamente efficiente.
Testa e apparato boccale
La bocca dello squalo elefante può aprirsi ampiamente e raggiunge una larghezza superiore a un metro. A differenza degli squali predatori possiede denti molto piccoli, a forma di uncino. Sono di pochi millimetri e svolgono un ruolo trascurabile nell’assunzione del cibo.

Determinanti per l’anatomia sono le lamelle filtranti delle branchie. Queste strutture specializzate si trovano sui raggi branchiali interni. Agiscono come un setaccio. Nuotando a bocca aperta entra acqua; il plancton e i piccoli organismi restano intrappolati nelle lamelle. L’acqua filtrata lascia il corpo attraverso le cinque fessure branchiali notevolmente ingrandite.
Le lamelle filtranti vengono regolarmente eliminate e rigenerate. Questo processo è unico tra i grandi squali ed è fondamentale per la funzione di filtrazione.
Scheletro e muscolatura
Come tutti gli squali, Cetorhinus maximus non possiede uno scheletro osseo. Lo scheletro interno è interamente costituito da cartilagine. La cartilagine è parzialmente rinforzata da depositi di calcio, soprattutto nella regione della colonna vertebrale e alle basi delle pinne.
La colonna vertebrale è ben sviluppata e sostiene un tronco massiccio. Grandi masse muscolari rosse lungo i fianchi permettono un nuoto prolungato su grandi distanze. La struttura corporea è progettata per uno spostamento costante in acque aperte.
Struttura della pelle e dentelli dermici
La pelle dello squalo elefante è spessa e ruvida. È ricoperta da squame placoidi, dette anche dentelli dermici. Queste strutture microscopiche somigliano a piccoli denti e sono orientate all’indietro.
I dentelli dermici riducono la resistenza idrodinamica e proteggono dalle lesioni. Nel Cetorhinus maximus sono particolarmente grandi e conferiscono alla pelle una superficie simile alla carta vetrata.
Organi sensoriali
Gli occhi sono relativamente piccoli rispetto alle dimensioni del corpo. Sono posti lateralmente sulla testa. La vista è adattata a percepire forti contrasti in acqua aperta.
Come altre specie di squali, lo squalo elefante è dotato di ampolle di Lorenzini. Questi elettrorecettori si trovano nella regione della testa. Rilevano i campi elettrici nell’acqua. Poiché lo squalo elefante si nutre di plancton, essi svolgono un ruolo minore nella ricerca delle prede rispetto alle specie predatrici.
L’organo della linea laterale corre lungo i fianchi del corpo. Registra le differenze di pressione e i movimenti dell’acqua. Questa struttura supporta l’orientamento in acque libere.
Particolarità rispetto ad altri grandi squali
| Caratteristica | Riesenhai | Funzione |
|---|---|---|
| Fessure branchiali molto ampie | Quasi circondano la testa | Efficiente filtrazione dell’acqua |
| Filtri branchiali | Fortemente sviluppati | Filtrazione del plancton |
| Piccoli denti | Rudimentari | Nessuna caccia attiva |
| Grande pinna dorsale | Stabilizzazione | Scivolamento tranquillo |
La morfologia di Cetorhinus maximus è completamente specializzata per la filtrazione in mare aperto. Dimensioni, struttura delle branchie e forma delle pinne costituiscono un sistema funzionale complessivo che lo distingue nettamente dai grandi squali predatori.
Distribuzione & habitat
Distribuzione globale dello squalo pellegrino
L’areale dello squalo pellegrino comprende regioni marine temperate e boreali in tutto il mondo. È presente nel Oceano Atlantico, Oceano Pacifico e Oceano Indiano. Le acque tropicali sono raramente utilizzate.
Nel Nord Atlantico la sua presenza va da Terranova e dal Golfo del Maine fino alla Norvegia e al Mare di Barents. Nell’Atlantico orientale si riscontra regolarmente davanti alle Isole Britanniche, Irlanda, Islanda e lungo le coste francesi e spagnole. Nel Mar Mediterraneo esistono segnalazioni sporadiche ma regolari.
Nell’Oceano Pacifico settentrionale la specie si estende dal Giappone attraverso il Mare di Ochotsk fino all’Alaska. Lungo la costa occidentale del Nord America è osservata dalla California alla Columbia Britannica. Anche davanti a Sudafrica, Australia, Nuova Zelanda, Cile e Argentina lo squalo pellegrino si trova in aree marine più fredde.

Temperature dell’acqua preferite
Lo squalo pellegrino è adattato ad acque fredde o temperatamente calde. La maggior parte degli avvistamenti si verifica a temperature comprese tra 8 e 16 gradi Celsius. Questa fascia di temperatura è fortemente correlata alla presenza di alte concentrazioni di plancton.
Nelle regioni più calde la specie si trova di solito in strati d’acqua più profondi e più freddi. Le presenze in prossimità della superficie sono lì meno documentate.
Habitat costieri
Durante i mesi estivi lo squalo pellegrino viene spesso osservato in prossimità della costa. Gli habitat tipici sono le piattaforme continentali, le baie e i sistemi frontali costieri con alta produttività biologica.
Strutture oceanografiche come i limiti di corrente o le zone di risalita svolgono un ruolo centrale. In tali aree lo zooplancton si accumula ad alte densità, facilitando l’alimentazione. I dati satellitari mostrano che gli individui si concentrano in modo mirato in regioni con un aumento del contenuto di clorofilla, un indicatore di masse d’acqua produttive.
Mare aperto e uso verticale
Al di fuori dei periodi di maggior avvistamento lo squalo pellegrino sfrutta ampiamente l’oceano aperto. Studi di telemetria dimostrano migrazioni su vasta scala per migliaia di chilometri. Esemplari dell’Atlantico nordorientale sono stati rilevati nell’Atlantico occidentale. Individui del Pacifico settentrionale compiono anch’essi spostamenti interoceanici.
La specie sfrutta diverse profondità d’acqua. Di giorno frequentemente si recano a profondità maggiori di diverse centinaia di metri. Di notte gli animali risalgono verso zone prossime alla superficie. Questi movimenti verticali sono correlati alla migrazione giornaliera degli organismi planctonici.
Importanza delle strutture marine
I sistemi frontali, le correnti marine e le zone di upwelling determinano la distribuzione spaziale dello squalo pellegrino. Sono particolarmente rilevanti:
- Piattaforme continentali con elevata produzione primaria
- Aree con fioriture di plancton stagionali
- Margini di corrente e gradienti di temperatura
- Regioni con aggregazioni di risorse alimentari stabili
Osservazioni a lungo termine dall’Atlantico nordorientale evidenziano un uso ricorrente di determinati tratti costieri per diversi anni. Questa fedeltà al sito suggerisce condizioni ecologiche stabili.
Habitat nel Mar Mediterraneo
Nel Mediterraneo Cetorhinus maximus compare in modo irregolare, ma documentato. Segnalazioni provengono, tra l’altro, dal Mar Ligure e dall’area occidentale del Mediterraneo. Gli individui si trovano preferenzialmente in bacini produttivi con fioriture stagionali di plancton.
Le osservazioni suggeriscono che il Mediterraneo rappresenti piuttosto un habitat marginale. La distribuzione principale resta legata a regioni atlantiche e pacifiche più fredde.
Sintesi dell’utilizzo dell’habitat
| Tipo di habitat | Caratteristiche |
|---|---|
| Piattaforme continentali costiere | Alta densità di plancton, utilizzo stagionale in estate |
| Mare aperto | Ampie migrazioni, utilizzo in inverno |
| Strati d’acqua più profondi | Migrazione verticale, inseguimento del plancton |
| Sistemi frontali | Risorse alimentari concentrate |
La distribuzione e l’habitat dello squalo pellegrino sono strettamente legati a processi oceanografici. La specie utilizza vaste aree marine, risponde in modo flessibile a variazioni stagionali e segue la dinamica delle masse d’acqua ricche di plancton.
Modalità di vita
Modelli di attività e comportamento
Lo squalo pellegrino è un grande filtratore che nuota lentamente. Si muove con la bocca ampiamente aperta attraverso acque ricche di plancton. Questo comportamento ha dato il nome inglese ‘Basking Shark’. Ciò che sembra essere prendere il sole in superficie è invece alimentazione.

Gli squali pellegrini sono ventilatori a ram obbligati. Devono nuotare continuamente affinché l’acqua scorra attraverso le lamelle branchiali. Un pompaggio attivo come in alcune altre specie non è possibile. Un arresto interromperebbe la fornitura di ossigeno.
Per la maggior parte dell’anno gli esemplari adulti vivono solitari. In periodi di elevata densità di plancton, però, sono state osservate aggregazioni di diverse decine fino a circa 100 individui. Tali gruppi si formano in fronti produttivi con zooplancton concentrato.
Movimenti verticali e comportamento di immersione
Studi di telemetria moderni mostrano che gli squali pellegrini non nuotano solo in superficie. Eseguono migrazioni verticali giornaliere e si immergono regolarmente a maggiori profondità. Singoli esemplari marcati sono stati registrati a profondità di circa 1.000 metri.
Questi movimenti sono legati alla distribuzione dello zooplancton nella colonna d’acqua. Lo squalo segue la sua preda tra gli strati prossimi alla superficie e le zone più profonde. Reagisce in modo sensibile ai gradienti di temperatura e alle stratificazioni di densità.
Comportamento sociale e formazioni toroidali
In estate vengono ripetutamente documentate le cosiddette formazioni toroidali. In esse più individui nuotano in strette circonvoluzioni circolari dalla superficie verso strati più profondi con un movimento a spirale. Maschi e femmine si muovono fianco a fianco, compiono movimenti della testa e si toccano con le pinne.
I ricercatori interpretano queste formazioni circolari come comportamenti di corteggiamento. Riprese con droni dal nord-est dell’Oceano Atlantico hanno documentato che i maschi nuotano subito dietro alle femmine e cercano ripetutamente il contatto corporeo. Tali comportamenti sono considerati un segnale di scelta del partner e di preparazione all’accoppiamento.
Alimentazione
Meccanismo di filtraggio
Lo squalo pellegrino si nutre esclusivamente di plancton. Non possiede denti catturanti funzionanti per prede grandi. Durante il nuoto l’acqua scorre attraverso la bocca aperta sulle lamelle branchiali specializzate. Queste funzionano come un setaccio biologico.
Secondo le stime un esemplare adulto può filtrare diversi milioni di litri d’acqua all’ora. Le lamelle branchiali catturano particelle di zooplancton e vengono regolarmente eliminate e rinnovate. Questo meccanismo permette un’efficiente acquisizione di energia a bassa velocità di nuoto.
Composizione della dieta
La componente principale dell’alimentazione sono piccoli crostacei, in particolare copepodi come Calanus finmarchicus e Calanus helgolandicus. Vi si aggiungono stadi larvali di crostacei, uova di pesce e larve di pesce.
Le analisi dello stomaco mostrano che la specie si alimenta in modo selettivo in aree con alta concentrazione di plancton. Fronti termici e zone di convergenza svolgono un ruolo centrale. Pesci di dimensioni maggiori non rientrano nel normale spettro di prede.
Specializzazione ecologica
La forte dipendenza dallo zooplancton rende lo squalo pellegrino sensibile alle modifiche delle reti trofiche marine. Durante il filtraggio, oltre al plancton, assume anche microplastiche. Studi indicano che sia le particelle sia additivi chimici possono così entrare nell’organismo. A causa della riproduzione molto lenta, un’ulteriore contaminazione da inquinanti può avere rilevanza a livello di popolazione.
Migrazioni
Lo squalo elefante fa parte delle specie ittiche che migrano maggiormente nelle latitudini temperate. Marcature satellitari e analisi genetiche mostrano che singoli individui attraversano interi bacini oceanici. Le migrazioni seguono schemi stagionali e sono strettamente legate alla disponibilità di zooplancton.
Movimenti stagionali nell’Atlantico settentrionale
Nel Nord-est dell’Atlantico, gli squali elefante compaiono in primavera e in estate nelle regioni costiere davanti a Gran Bretagna, Irlanda e la Norvegia. Lì si formano masse d’acqua ricche di plancton. Con il calo delle temperature in autunno molti individui migrano verso aree offshore più profonde.
Dati satellitari di uno studio della Marine Biological Association mostrano che gli individui marcati in inverno raggiungono profondità superiori a 800 metri. Queste migrazioni verticali indicano un adattamento ai cambiamenti stagionali degli strati di plancton.
Migrazioni a lungo raggio attraverso bacini oceanici
Singoli squali elefante percorrono diverse migliaia di chilometri. Progetti di marcatura nel Nord-ovest dell’Atlantico documentano migrazioni dalla costa orientale degli Stati Uniti fino ai Caraibi. Altri individui si sono spostati tra le acque britanniche e il Mar Mediterraneo.
Uno studio genetico pubblicato sulla rivista Current Biology indica una scarsa differenza genetica tra le popolazioni dell’Atlantico settentrionale e del Pacifico meridionale. Ciò suggerisce ripetuti mescolamenti su grandi distanze.
Influenza delle correnti marine
Sistemi di correnti su larga scala come la Corrente del Golfo influenzano i corridoi migratori. La telemetria satellitare dall’Atlantico settentrionale mostra un forte legame tra le aree di presenza degli animali e i sistemi frontali ad alta produttività biologica. Questi fronti si formano dove masse d’acqua di diversa temperatura si incontrano.
Tali aree concentrano il plancton e creano zone di alimentazione temporanee. Gli squali elefante seguono queste strutture per settimane. Le variazioni dovute alle oscillazioni climatiche possono quindi avere effetti diretti sulle loro rotte migratorie.
Aspetti rilevanti per la tutela delle migrazioni
I movimenti su larga scala rendono difficile la tutela. Gli squali elefante attraversano le acque territoriali nazionali e le acque internazionali. Le misure di protezione adottate dai singoli Stati hanno quindi un’efficacia limitata.
La Convenzione sulle specie migratrici elenca Cetorhinus maximus negli Allegati I e II. A fondamento vi è la migrazione transfrontaliera documentata. Una protezione efficace richiede cooperazione internazionale lungo i corridoi migratori noti.
Programmi di ricerca con trasmettitori satellitari forniscono la base per tali misure. Essi dimostrano che gli squali elefante non sono abitanti costieri stazionari, bensì grandi pesci mobili con un raggio d’azione oceanico.
Riproduzione
Modalità di riproduzione
Lo squalo pellegrino è ovoviviparo. Le uova fecondate si sviluppano nell’utero della femmina. Gli embrioni si schiudono nel grembo materno e nascono come giovani vivi. Non c’è cura parentale.
I neonati misurano circa 1,5–2 metri. Gli indizi suggeriscono che gli embrioni si nutrono di uova non fecondate nell’utero. Questo fenomeno è chiamato oofagia.
Gestazione e dimensione della cucciolata
La gestazione è tra le più lunghe del regno animale. Le stime vanno da due a oltre tre anni. Resoconti storici e moderni indicano piccole cucciolate, solitamente di quattro-sei piccoli.
Tra due parti probabilmente trascorrono diversi anni. La piccola dimensione della cucciolata e i lunghi intervalli riproduttivi comportano un tasso di riproduzione molto basso per femmina.
Maturità sessuale e ciclo di vita
I maschi raggiungono la maturità sessuale a una lunghezza corporea di circa 4,6–6,1 metri. Le femmine diventano mature molto più tardi e raggiungono la maturità solo intorno agli 8 fino a quasi 10 metri di lunghezza. L’età alla maturità può superare un decennio, in alcune stime fino a 18 anni.
La combinazione di tarda maturità, lunga gestazione e piccola cucciolata rende Cetorhinus maximus una delle specie di squalo a riproduzione più lenta. L’aspettativa di vita è stimata intorno ai 50 anni.
Corteggiamento e accoppiamento
Le osservazioni dirette di accoppiamenti sono rare. La stagione riproduttiva probabilmente coincide con periodi di alta densità di plancton in primavera ed estate. Le formazioni toroidali sono considerate un elemento centrale del corteggiamento.
I droni e le videocamere subacquee hanno documentato che i maschi seguono da vicino le femmine, stabiliscono ripetuti contatti corporei e mostrano cambiamenti di colore. Questi comportamenti sono interpretati come fase pre-copulatoria. La copulazione vera e propria avviene probabilmente in acque più profonde.
Aree di nascita
I luoghi esatti di nascita sono finora sconosciuti. I giovani esemplari vengono osservati molto meno frequentemente rispetto agli esemplari adulti. Ciò suggerisce che le femmine gravide si ritirino in aree difficilmente accessibili o in zone più profonde per partorire. L’identificazione di tali aree di parto è un obiettivo centrale della ricerca in biologia marina contemporanea.
Squali pellegrini e esseri umani
Nonostante le sue dimensioni lo squalo pellegrino è considerato innocuo per l’uomo. Si nutre esclusivamente di plancton. Nuotando a bocca aperta filtra gli organismi microscopici dall’acqua. I denti in questo caso non hanno alcun ruolo.
Gli incidenti documentati con esseri umani sono estremamente rari. Non esistono casi confermati in cui uno squalo pellegrino abbia attaccato intenzionalmente una persona. Gli incontri con subacquei di solito sono tranquilli. Gli animali non mostrano un marcato comportamento di fuga, ma reagiscono sensibilmente a un avvicinamento rapido o al contatto.
Progetti di ricerca nel Regno Unito e in Canada hanno osservato più volte individui che si avvicinavano a imbarcazioni o a persone che fanno snorkeling. Gli animali cambiavano generalmente lentamente direzione di nuoto, senza mostrare comportamenti aggressivi. Autorità competenti come la Marine Management Organisation britannica raccomandano comunque una distanza minima di alcuni metri.
Uso storico da parte dell’uomo
Dal XVIII al XX secolo lo squalo pellegrino è stato intensamente pescato. In particolare in Irlanda, Scozia, Norvegia e Canada esistevano stazioni di pesca stagionali. L’obiettivo principale era il grande fegato. Può rappresentare fino a un quarto del peso corporeo e contiene grandi quantità di olio.
L’olio del fegato veniva utilizzato come combustibile per lampade e come lubrificante. Successivamente è stato impiegato nell’industria e come componente di preparati vitaminici. Anche la pelle veniva lavorata. Da essa si ricavava cuoio dalla superficie ruvida.
In Irlanda, tra il 1947 e il 1975, furono catturati stimati oltre 12.000 esemplari. Le popolazioni diminuirono fortemente a livello regionale. Poiché lo squalo pellegrino cresce lentamente e dà alla luce pochi piccoli, le popolazioni si sono riprese molto lentamente.
Minacce moderne causate dalle attività umane
Al giorno doggi la pesca mirata di Cetorhinus maximus
Inoltre lo spostamento delle concentrazioni di plancton a causa dei cambiamenti climatici influisce sulla presenza stagionale della specie. Attivit
Status di protezione legale
Lo squalo pellegrino
L’Unione Internazionale per la Conservazione della Natura (IUCN) classifica Cetorhinus maximus come “in pericolo”. Tale valutazione si basa su cali di popolazione documentati in diverse regioni oceaniche. Le misure di tutela si concentrano su divieti di pesca, monitoraggio del traffico navale nelle aree di presenza note e sulla regolamentazione dell’ecoturismo.
Turismo e ricerca sugli squali pellegrini
In regioni come la Scozia, l’Isola di Man o al largo delle coste del Canada si
Progetti scientifici utilizzano trasmettitori satellitari per documentare i movimenti migratori. Questi dati mostrano che alcuni individui percorrono lunghe distanze tra acque nazionali. La cooperazione internazionale
Il rapporto tra il Riesenhai e luomo è cambiato radicalmente negli ultimi cento anni. Da una risorsa sfruttata economicamente è diventata una specie protetta, la cui conservazione è sempre più al centro dell’attenzione.
Scheda informativa
- Prima descrizione:
- Dimensione massima:
- Profondità:
- Età massima:
- Peso massimo:
- Tipo di acqua:
- Stato IUCN:
Sistematica
- Regno:
- Phylum:
- Subphylum:
- Infraphylum:
- Parvphylum:
- Classe:
- Sottoclasse:
- Superordine:
- Ordine:
- Famiglia:
- Genere:
